“Viandante sul mare di nebbia”, di Caspar David Friedrich. Olio su tela, 1818.
L’opera in questione è un’apoteosi del Romanticismo tedesco, tant’è che il protagonista di questo dipinto non è tanto il viandante, bensì il sublime: questo senso di piacere ed ammirazione misto a sbigottimento, timore ed impotenza, tipico di chi contempla la magnificenza della natura ma, al contempo, si sente spaventato. Sì, spaventato dalla consapevolezza di essere così piccoli, dinanzi a tutta questa grandezza; dalla consapevolezza di essere maledettamente fragili, e soprattutto mortali; dalla consapevolezza che tutto è destinato a finire, e che in questo mondo siamo solamente di passaggio… Un senso di angoscia che si mescola indissolubilmente allo stupore per l’ignoto e la grande bellezza. Vita e morte, eros e thanatos usavano dire i greci, dolce e amaro direbbe invece Saffo. Tutti binomi che connotano l’esistenza umana: un’esistenza fatta di contraddizioni, di opposti dei quali non si può fare a meno, perché è proprio dallo scontro degli opposti che scaturisce la vita…

viandante