Veronese ultima cena o cena a casa di Levi

Veronese :  ultima cena o cena a casa di Levi

A Venezia, Gallerie dell’Accademia un quadro enorme, gigantesco (mt.5,5×12) potrebbe farvi trascorrere delle ore ad osservarlo senza rendervene conto, come foste su facebook. Cena a casa di Levi di Caliari Paolo detto il Veronese è un quadro maestoso, da togliere il fiato al suo cospetto, ricco di dettagli straordinari nonostante la mole dell’opera. Originariamente avrebbe dovuto sostituire un’opera di Tiziano andata distrutta. I committenti, i religiosi del convento domenicano dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia richiesero nel 1573 al pittore una nuova ultima cena. Ma il genio del Veronese ebbe il sopravvento: crea una scena dominata da un grande portico, posizionato al centro il tavolo al quale è seduto Gesù con gli apostoli. Edifici palladiani sullo sfondo ed un particolare cielo nuvoloso magnetico che esalta il bianco degli edifici rappresentati con estrema precisione dal pittore. La creatività dell’artista si esalta con l’inserimento nella sacralità della scena di innumerevoli particolari decisamente estranei al contesto evangelico: pappagalli, cani, un servo a cui “esce il sangue dal naso“, “buffoni, imbriachi,Thodeschi, nani et simili scurrilità” come riportato dal Tribunale dell’Inquisizione il 18 luglio 1573. Il Veronese convocato dal tribunale ecclesiastico ed interrogato sui motivi di questa immagine non aderente allo spirito religioso, si giustificò invocando la libertà che in genere gli artisti, come i poeti, si prendono per dare libero sfogo al loro potere immaginifico: Veronese cerca di giustificarsi: il quadro è grande, dice, e quindi “se nel quadro li avanza spacio, io l’adorno di figure secondo le invenzioni“; e ancora “Nui pittori si pigliamo la licentia che si pigliano i poeti e i matti“.I giudici ordinano al Veronese di “correggere la pittura” – e infatti scompare il servo che perde sangue dal naso – e, soprattutto, di cambiare il titolo del quadro: l’Ultima Cena diventa così il Convito in casa di Levi. Non più la cena sacra dell’ istituzione dell’Eucarestia ma un banchetto festoso in onore di Gesù offerto da Levi che, essendo ricco, poteva avere i servi, buffoni, nani, cani e quant’altro appariva dipinto sulla tela. Levi era un pubblicano, ossia un esattore delle tasse per conto dei dominatori romani. Il suo nome, prima di prendere quello di Matteo (San Matteo) era appunto Levi, ed egli, da uomo di grande ricchezza derivante dalla sua posizione, offrì un grande banchetto a Gesù al quale intervennero altri pubblicani. E così fu imposto al pittore di apportare piccole modifiche e di indicare il nuovo titolo sulle cornici superiori del parapetto della scala in primo piano considerando che la scena dipinta fosse più in tono con questo banchetto che non con l’Ultima Cena.

dettaglio 3Scimmia-Cena-di-Levi-Paolo-Veronese-550x412dettagli - cena Levi

 

 

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