L’ORIGINE DELLA NATURA MORTA IN ITALIA.

Caravaggio e il Maestro di Hartford

La Galleria Borghese di Roma presenta la mostra “L’origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford” con cui, proseguendo l’opera di valorizzazione del proprio patrimonio artistico, si analizzano le origini della natura morta italiana nel contesto romano della fine del XVI secolo, seguendo i successivi sviluppi della pittura caravaggesca nei primi tre decenni del ‘600. L’occasione, prettamente storiografica e filologica, per inserirsi nei percorsi della Galleria narrando il tema dell’origine del genere pittorico che solo molto più tardi verrà chiamato “natura morta”. La critica d’arte seicentesca infatti denominava tali quadri come “oggetti di ferma”, con l’esatto moderno significato di “modelli immobili”, al pari della locuzione anglosassone still life.

Una mostra su un pittore mai esistito. Perché come è noto il cosiddetto Maestro di Hartford — al quale è appunto intitolata l’antologica inaugurata il 15 novembre, L’origine della natura morta in Italia – Caravaggio e il Maestro di Hartford — è in realtà una formula di comodo con cui storici dell’arte, in mancanza di autografie indiscutibili o verificabili con oggettività documentaria, sono soliti indicare la produzione di uno o (assai più probabilmente) più pittori. Nomi convenzionali, riferibili talvolta, non sempre, alla località in cui si trova un certo tal quadro, come è il caso appunto dell’olio in mostra Vasi di fiori e frutta su tavolo, celebre e bellissimo dipinto del Wadsworth Atheneum Museum of Art di Hartford.

Una mostra facilitata dalla presenza di due opere-chiave di Caravaggio in collezione, il Bacchino malato e il Ragazzo con canestra di frutta e che torna a far vedere a Roma, dopo sei anni, anche un altro celebre capolavoro del Merisi, la Canestra in arrivo dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, tradizionalmente indicato come il primo quadro che conferisca a un brano di natura ritratto dal vero la medesima dignità formale e interpretativa riservata fino allora ai soggetti di figura, di storia sacra o mitologica.
Per molto tempo, ancora negli anni successivi, la natura morta fu considerata dagli stessi artisti un genere secondario. Per questo non le firmavano mai. Quaranta in tutto le opere qui esposte, e tra queste qualche capolavoro (Caravaggio a parte). Ché se restano aperti i problemi classificatori e d’identità certa degli artisti, è pur vero che quella della natura morta nei primi trent’anni del Seicento a Roma fu una stagione straordinaria, con dipinti d’altissimo tenore formale, forse tra le più belle realizzazioni naturalistiche mai eseguite, almeno in Italia.

Galleria Borghese – Roma dal 16 novembre 2016 al 19 febbraio 2017 E-mail: ga-bor@beniculturali.it

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