Il ratto di Proserpina

“Il ratto di Proserpina”
Gian Lorenzo Bernini. 1621-1622. Roma, Galleria borghese.
“[…] Proserpina si divertiva a cogliere viole o candidi gigli […] Ne riempiva le falde della veste […] quando Plutone la rapì […] E poichè si strappò l’orlo superiore della tunica, questa si allentò, e i fiori caddero a terra […] E tanta semplicità c’era nel suo cuore di vergine, che anche la perdita dei fiori le causò dispiacere […]”
Il soggetto è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. Plutone vede Proserpina, se ne innamora, la rapisce. Il tutto avviene repentinamente. La scena viene scolpita da Bernini in medias res. Proserpina tenta in ogni modo di sfuggire alla presa del re degli Inferi: prova ad allontanarlo spingendogli il volto con la mano, si dimena inarcando il corpo, ma è tutto vano. Inoltre, ad assistere alla scena, Cerbero: un essere mostruoso a tre teste, che fa da guardia. Nel frattempo una lacrima scende sul viso della giovane. Ciò che connota questa scultura è l’estremo dinamismo, la tragicità, il pathos, ma soprattutto lo sconvolgente realismo: le dita della mano di Plutone, che affondano letteralmente nella morbida carne della coscia di Proserpina, ci rendono difficile credere di trovarsi dinanzi ad una scultura di marmo. Si dice che la perfezione non faccia parte di questo mondo. Beh, io credo che Bernini sia la prova inconfutabile del contrario. Davanti a questo straordinario capolavoro, le parole lasciano spazio ad un “religioso” silenzio…

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