I ponti di Claude Monet

Raggiunta solamente in tarda età una certa agiatezza economica, Claude Monet decide di acquistare una casa a Giverny. Vi si trasferisce con i due figli avuti dalla moglie Camille, morta ad appena 32 anni, la sua nuova compagna Alice Hoschedé ed i sei bambini di lei. Si sposeranno solamente nel 1892, quando il marito separato di Alice morirà. Claude Monet adotterà tutti i figli Hoschedé, tutti insieme vivranno in questa grande casa rosa con una giardino popolato da iris, peonie, giacinti, crisantemi. Nel giardino si fa costruire uno stagno sormontato da un ponte verde in stile giapponese. In questo stagno fioriranno le sue celebri ninfee. Da quando ha il giardino il mondo ritratto da Monet si restringe sempre più, la vegetazione del giardino, il ponte giapponese e soprattutto lo stagno con le ninfee. Monet oramai vecchio e stanco sta progressivamente perdendo la vista per i problemi alla cataratta, ma ciò non gli impedirà di continuare a dipingere in maniera straordinaria. Quasi cieco dovrà non solo ricreare ciò che ha già dipinto innumerevoli volte ma anche immaginarne la resa del risultato che non può vedere. Monet ogni giorno dipinge nel suo giardino, costante, lento, implacabile, nei suoi quadri prevarranno i salici, l’acqua e le ninfee. Negli ultimi dieci anni della sua esistenza lavorerà sulla luce, sulle atmosfere, le forme lentamente spariranno. Dipinge moltissimo, molti suoi quadri li distruggerà lui stesso con un falò di tele in giardino. Poi diede vita al suo ultimo grande progetto: dodici ninfee enormi, quattro metri di lunghezza per ogni tela. Pannelli che ossessivamente Monet continuò a ritoccare, tanto che un amico dovrà fermarlo “basta non aggiustarli più finirai per rovinarli”. Il museo che aveva progettato, una sequenza di dipinti in modo da fornire l’impressione di un acquario fiorito senza fine, prenderà forma alcuni mesi dopo la sua morte a ottantasei anni. Sarà  il suo monumento, definito “la Cappella Sistina dell’impressionismo”.

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