“Campo di grano con volo di corvi”, di Vincent Van Gogh.
Sono tantissime le interpretazioni di questa straordinaria opera d’arte, letteralmente straripante di simboli. Sul campo di grano sta per abbattersi una violenta tempesta, presagita dagli innumerevoli corvi che volano basso, irrequieti, spaventati… Il cielo è in fieri: sta mutando rapidamente. I piccoli squarci di limpidezza e di luce, soppravvissuti fino ad ora, stanno per essere divorati dall’oscuritá, spazzati via dal vento, lasciando spazio ad una tempesta che coattivamente si sta facendo strada senza chiedere il permesso, così, con la voracità e l’invadenza di chi sa di essere più forte. Le pennellate sono decise, violente, vorticose. Ancor più vorticose di quelle che connotano il Van Gogh dei dipinti precedenti. Un evento terribile sta per abbattersi sulla vita dell’artista. Un evento ormai sempre più vicino. Confusione e paura diventano palpabili. Quello che emerge è il senso di disperazione di chi sta assistendo a qualcosa di drammatico e distruttivo, consapevole di essere impotente… Diversi sentieri si scorgono nel campo: quanti errori commessi…aver intrapreso la strada sbagliata e trovarsi ad un punto in cui è troppo tardi per cambiare; la fatica di vivere, giorno dopo giorno, che si è ormai trasformata in un sopravvivere ad una vita che, forse, non si puó nemmeno definire tale; aver deluso chi ci sta accanto, chi ha riposto in noi così tante speranze ed aspettative…ed inevitabilmente aver deluso soprattutto noi stessi… Quale sentiero imboccare adesso? Ci si sente come i personaggi cosiddetti “tragici”: attivi, che scelgono, ma che sono perfettamente consapevoli che qualunque loro scelta li porterà inevitabilmente a soffrire… E quindi che fare? Non resta che aspettare… restando così, tra color che son sospesi..

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